Lo so… l’argomento di questo post sarà un pò macabro, ma quando accadono certe cose strane c’è bisogno di parlarne, di scriverne, per capire, per tirare fuori le proprie emozioni. Ieri mia mamma, con i suoi zii, sono andati al Verano, cimitero monumentale di Roma, per effettuare le operazioni per la riduzione delle salme nella tomba di famiglia. Non è che qualcuno di noi abbia proprio intenzione di morire, ma è anche vero che alcuni zii di mamma hanno passato da qualche anno i 90 (e vi giuro che a vederli non lo direste nemmeno lontanamente), e quindi un certo brivido sulla schiena lo avvertono. Così, con grande emozione e paura e un misto di sentimenti che non si possono spiegare mia mamma è andata. Ora… Per ridurre le salme di una tomba è necessario… Vederne le condizioni, e quindi, di fatto, riesumare i corpi o ciò che di loro ne rimane. E’ questo il punto. Cosa dovrebbe rimanere di un corpo sepolto oltre sessanta anni fa, in questo caso, il corpo della mia bis-nonna? In teoria… Praticamente nulla.

Capirete la sorpresa, lo stupore, la paura, il colpo quando invece si sono ritrovati davanti un corpo PERFETTAMENTE INTATTO. E quando dico intatto, intendo proprio dire intatto, con ancora i vestiti, le unghie, i capelli. Perfettamente conservato. Come se fosse stato seppellito il giorno prima.

E ciò… Mi sconvolge…. e mi lascia proprio senza parole….

E penso che davvero, nonostante sia molto dura, la vita va avanti. Penso che sia venuto il momento di dare spazio alle cose più piccole e di ricominciare da quelle. Esempi? Le prove del saggio di danza, con delle bimbe piccole piccole che si fanno aiutare per vestirsi, per mettersi le scarpe, per entrare in scena quando è il momento. Mio nipote di quasi quattro anni, che mi viene a prendere con un sorriso da un orecchio all’altro e mi tende la mano. L’altro mio nipote, che non ha nemmeno due mesi e già ti guarda come per dire “ehy… cosa pensi di fare senza di me?”.

Questa mattina mi sono svegliata che c’era il sole, mi sono presa cura di me con una doccia interminabile, con le creme e con il trucco, perchè non potevo più guardarmi allo specchio e non riconoscermi. Sono uscita presto, ho preso il caffè al bar dove il barista (peraltro molto molto carino) mi ha chiesto come stavo… Che anche lui avesse notato qualche cosa? E si… Ho sorriso. E mi sono resa conto che, forse, posso farcela.

Sarà dura, difficile e ci saranno mille momenti di profondo sconforto. Ma ce la farò. Lo prometto. Lo giuro su me stessa che ce la farò.

La verità nelle parole di due persone che si amano, si misura con la loro voglia di abbracciarsi. Ecco qua che mi capita di leggere questa frase e mi vengono in mente miliardi di cose, miliardi di immagini, miliardi di emozioni vissute.

Ecco l’imperativo categorico di queste giornate che sembrano prive di colore. Sembrano, ho scritto, perchè so che non è così. Dagli amici, dalle persone che ho accanto, anche dagli sconosciuti che incontro sull’autobus mi arriva esattamente questo di messaggio: piano piano si fa tutto, e piano piano si ricomincia anche a vivere.

Il motorino è dal meccanico (uno nuovo, speriamo più bravo di Giovanni).
Questa sera vado a teatro con degli amici veri e sinceri (siamo cinque bellissime persone, lo sapevate?)
Domenica ho il saggio di danza (che non sarà come recitare Proietti davanti a cinquemila persone ma per me è una cosa importante).
Questo fine settimana lo dedico a me, visto che chi doveva venire, OVVIAMENTE, non viene (buon per me, farò ceretta, shopping, amiche e amici e bene così).
Voglio cucinare, perchè in questi giorni mi sto nutrendo di aria.
Voglio cantare e respirare, perchè la sensazione di mancanza d’aria è orrenda.

Voglio vivere. Anche senza di lui.

Una parte di me, infondo, l’ha sempre saputo che prima o poi sarebbe successo. Non immaginava che questa sarebbe stata la modalità, ma in qualche modo doveva pur accadere. E’ stato brutto, quasi da film, ma è stato terribilmente reale. E’ finita. Semplicemente finita. Una telefonata è bastata per cancellare con un gesto di spugna cinque anni di vita. Una telefonata sotto alla pioggia, con tuoni e lampi come sottofondo ad insulti e parole amare, cattive. A volte la pioggia aiuta a mascherare le lacrime, a farci sentire meno soli, meno impotenti di fronte ad un dolore devastante. Per me è finita. Finita, se la persona che ho amato più della mia stessa vita arriva a dirmi che quel che faccio non è poi così importante da doverci spendere tutte queste energie. Finita, se si permette di insultare le persone con le quali ho condiviso un percorso importante, fatto di sacrifici, arrabbiature, ma anche tante soddisfazioni. Finita, se si permette di mandare a quel paese una donna. Finita, se mi dice che non vuole più sapere niente della mia passione più grande. Finita, se non è riuscito a rendersi conto che in questo momento io avevo bisogno di sentirlo accanto a me, perchè ad affrontare questa prova ero del tutto sola. La beffa grande è che oggi il cielo è sfolgorante, azzurro brillante proprio come piace a me. Sembra che ieri davvero non abbia mai piovuto. Sembra che ieri non sia successo niente, ma invece per me è successo tutto.

Ci sono delle emozioni che non si possono spiegare, non si possono descrivere. Quando provo quella strana sensazione allo stomaco, come di farfalle allegre, dico sempre che “c’è aria di spettacolo”, perchè è come quando devo salire sul palco. Bhè. Questa sera salgo sul palco, per l’anteprima di quel lavoro che tanta fatica, tante arrabbiature, tante delusioni, ma anche immense gioie, amicizie ritrovate e riscoperte e scoperte per la prima volta, limiti che si superano, cose che non pensavi sarebbero mai successe che invece sono successe, ha portato nella mia vita. Sarà una serata speciale, lo so: lo sento nella pelle, nel naso, nelle ossa, nelle mani.

Sarà una serata di attese, di aspettative, di sorprese e di emozione per me e per le persone che mi sono state affidate. Sarà tutto questo e molto altro, come quest’anno è stato per me.

Forza ragazzi, chiudiamo gli occhi, lasciamo che il sipario si apra e diamo il via alla magia.

Ma che mi succede? Io, la donna bionica, quella che ha sempre tutto sotto controllo, quella che riesce a risolvere sempre tutto… Adesso mi sto perdendo in un bicchiere d’acqua? Io che finalmente sto ottenendo quello che ho sempre desiderato, da quando l’ho conosciuto, adesso… Non sono più così sicura di ciò che voglio? Sto davvero permettendo a qualcun altro di farsi largo così a fondo nella mia vita? Sto davvero buttando all’aria il sogno di una vita, praticamente, per una persona così incerta e assolutamente fuori da qualunque previsione?

No. Non è possibile. Non può succedere. Non ora. Non così. E soprattutto…. Non con lui! Questo si chiama PANICO, amici. PANICO allo stato puro.

Ho bisogno di una doccia.

Il mio motorino ha svampato. E’ successo ieri, mentre con grande gioia da parte mia ritornavo a casa dopo una giornata di lavoro che mi è sembrata infinita. E’ successo che più io davo gas, più lui rallentava. E tornare da Viale Parioli con il traffico delle 19.00 in queste condizioni non è stata una cosa semplice. Arrivo non so come in garage e… E ha esalato l’ultimo respiro. Non si accendeva più. L’ho accarezzato, coccolato e gli ho spiegato che questa mattina si sarebbe dovuto assolutamente mettere in moto, perchè se mi avesse portato a Viale Parioli (dove lavoro) io lo avrei portato dal meccanico.

Bhè… Magicamente questa mattina si è rimesso in moto: ovviamente ha arrancato, in salita pensavo che non ce l’avrebbe fatta ma ancora una volta mi ha stupita… Mi ha portata dritta dritta dal mitico Giovanni di via Boccioni. Ormai lui lo conosce il mio motorino: lo ha aggiustato quando era diventato un caso disperato, gli ha sistemato la coperta termica che era messa male. E oggi lo ha accolto a braccia aperte. Meno male che il meccanico ha detto che con me non ci vuole guadagnare, altrimenti… Avrebbe chiuso per andare in vacanza a Miami!!!!

E’ esploso il caldo, con una potenza, una allegria, una forza che non si possono fermare. Il cielo è di quell’azzurro brillante che ti fa venire voglia di partire. Finalmente si va in motorino senza giacca e la pelle si scurisce al sole. Io penso. Anche con il sole e il caldo. E’ un bisogno impellente, che non posso bloccare, che non posso arginare. Penso a come stanno andando le cose in questo momento. Penso a dei sentimenti che stanno esplodendo e a dei sentimenti che si stanno chiarendo. Penso alla gioia di un progetto che si sta realizzando e alla fatica, fisica e mentale, per poterlo portare a termine.

Penso al passato che ritorna, sottoforma di persone che credevo non si ricordassero affatto di me e invece… Penso al futuro di una famiglia che si è appena formata e sarà bellissima. Penso alla voglia che ho di fare un viaggio. Di cantare. Di amare.

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